“Benedetto vive” era lo slogan impresso su uno degli striscioni che ragazzi del 1977, a Bari, portavano nella imponente manifestazione seguita all’omicidio del giovane comunista.
Quello slogan, molte generazioni di ragazze e ragazzi l’hanno preso molto sul serio. La memoria di Benedetto Petrone è passata come un testimone e ogni anno si rinnova, da quel 28 novembre del 1977. Libri, articoli, processi, manifestazioni, commemorazioni, negli anni hanno reso viva la sua memoria e trasmesso forza e promosso impegno nelle generazioni che ha attraversato.
Quest’anno il confronto fra le generazioni è stato il cuore delle iniziative promosse dall’ANPI di Bari insieme alle organizzazioni studentesche: scuole, università, piazza.
Il 24 novembre, eravamo ospiti al Liceo artistico e coreutico De Nittis- Pascali, per presentare il libro “Benedetto Petrone. Storia di una generazione e di un delitto” con l’autore Vincenzo Colaprice, giovane ricercatore in Digital Humanities, e oltre un centinaio di ragazze e ragazzi, che hanno mostrato attenzione e la curiosità di chi si interroga su come sono cambiate le passioni politiche, l’impegno sociale, la voglia di cambiare il mondo. Rappresentanti dell’UDS e dell’UDU hanno contribuito a trasmettere il senso del nostro impegno.
Il libro, come una sceneggiatura, descrive il clima che si respira nel Paese in quel decennio di tensioni sociali ma anche di grandi riforme civili. A Bari le provocazioni e le violenze neofasciste che culminano con l’omicidio di Benedetto Petrone. Poi la grande manifestazione dei trentamila, studenti, operai, una città che si ribella. Infine i processi, le condanne, interrogativi ancora senza risposta.
Dalla scuola all’università, il 26 novembre, nella sede del Dipartimento di Giurisprudenza, un altro libro “Le due città” ha fatto da spunto per un dibattito a più voci, con l’autore, Pasquale Martino, già presidente dell’ANPI provinciale, Giulia Lenoci, per il Coordinamento antifascista, moderati da Rosaria Lopedote, Presidente della sez. Cucciolla dell’ANPI di Bari. I saluti, non formali, dei direttori dei Dipartimenti di Scienze Politiche e Giurisprudenza hanno sottolineato l’importanza di questi momenti di riflessione e crescita politica, ringraziando ANPI e UDU per la loro iniziativa.
La memoria di quei giorni del ’77 è stata parte del dibattito, dell’impegno di Benedetto e dei “barivecchiani” per la riqualificazione di quella parte della città. Aspirazioni frustrate negli anni da scelte amministrative sbagliate ma che non sono state abbandonate e anzi rilanciate da associazioni che si battono per una migliore vivibilità urbana. La testimonianza di Porzia Petrone ci ha regalato infine una carica di passione e forza, un invito alle ragazze e ai ragazzi a essere protagonisti del loro futuro.
Il 28 novembre è il giorno delle commemorazioni e della voglia di riprendersi la città: la mattina l’amministrazione comunale rappresentata dal sindaco Vito Leccese, l’ANPI insieme a tutte le associazioni che fanno parte del Coordinamento antifascista ricordano Benedetto e depongono una corona di fiori, nel luogo dell’aggressione e dell’omicidio e nei pressi della strada a lui intitolata. Rosaria Lopedote ha ricordato l’impegno dell’ANPI per far conoscere ai giovani la storia della resistenza della città di Bari al nazifascismo; Porzia Petrone ha sottolineato come Benedetto sia ormai un simbolo di riscatto e impegno civile se, a distanza di 48 anni, siamo ancora qui per lui; il sindaco Vito Leccese ha ricordato quel periodo di trasformazioni sociali, il protagonismo delle giovani generazioni e, richiamando i giorni del “martirio”, come l’ha definito, di Benedetto, ha ripreso alcune parole che Porzia disse in un convegno di qualche anno fa: “In dieci anni grazie all’ANPI, di cui sono socia onoraria, alla CGIL, all’ARCI al Comitato 28 novembre e tutte le realtà che firmano il manifesto della rete antifascista, sono riuscita a raggiungere tutti gli obiettivi che avrei voluto per dare onore al nome di mio fratello. A quarant’anni dalla sua morte non mi rivolgo agli amici di sempre di Benedetto, che mi sono stati sempre vicini, ma mi rivolgo ai ragazzi che allora non c’erano e che vogliono sapere di più e conoscere quella storia. Il 28, alla commemorazione, vorrei vedere i giovani che pensano a Benedetto come a simbolo di pace e di tolleranza e che come lui sono uniti per degli ideali. Vorrei che l’immagine di Benedetto rappresentasse per loro un simbolo positivo”.
Il pomeriggio il corteo, con le organizzazioni studentesche in prima fila, sfila per le vie della città lasciando semi di speranza per un futuro migliore nei valori dell’antifascismo e della Costituzione nata dalla resistenza.